Le borse europee partono bene incoraggiate dal fatto che la Corte Costituzionale della Germania non rinvierà la decisione sulla legittimità del fondo Esm fissata per il 12 settembre. Il fondo da 700 miliardi di euro, per evitare che si propaghi il contagio della crisi nella zona euro, avrebbe dovuto operare a partire dal primo luglio, ma senza il consenso della corte costituzionale tedesca la Germania non può ratificare i trattati per la sua implementazione.
Inoltre nel secondo trimestre l'economia tedesca è cresciuta dello 0,3% trimetre su trimestre, meglio delle previsioni degli economisti (+0,2%) grazie alla crescita delle esportazioni e dei consumi, che hanno compensato la frenata degli investimenti. Il pil della Germania risulta però in calo rispetto al primo trimestre quando si era attestato a +0,5%.
A livello tendenziale il pil è salito dello 0,5%. "Nel complesso, gli ultimi dati del pil tedesco sono notevoli, per non dire impressionanti", commenta Andreas Rees, Chief German Economist di UniCredit Research. "Ancora una volta, l'economia tedesca è riuscita a far di gran lunga meglio rispetto a quella degli altri Paesi della zona euro. Finora, solo l'Estonia ha mostrato una migliore performance con un aumento dello 0,4% su base trimestrale".
Il pil della Francia in effetti è rimasto fermo a zero. Si tratta del terzo trimestre consecutivo in cui la crescita è stabile. Gli analisti avevano previsto una contrazione dello 0,1%. Guardando le enormi divergenze tra i vari pil dei Paesi della zona euro, si è inevitabilmente tentati di chiedersi se l'economia tedesca possa continuare a viaggiare disaccoppiata dal resto dell'Ue nel secondo semestre.
Si tenga presente che circa il 40% di tutte le esportazioni tedesche sono spedite verso i Paesi della zona euro. Lo scenario di base di Unicredit prevede ancora un disaccoppiamento nella seconda metà di quest'anno con una crescita leggermente positiva nel terzo trimestre (+0,2% su base trimestrale). Alle 11.00 verrà pubblicato il pil di tutta la zona euro: le stime sono di una contrazione dello 0,2% congiunturale e dello 0,4% tendenziale da rispettivamente zero e -0,1% del primo trimestre.
Da Eurostat arrivano anche le cifre relative alla produzione industriale di giugno. Sempre alle 11.00 è atteso l'indice Zew sulla aspettative economiche tra gli investitori tedeschi. Dopo il calo del mese scorso, le attese sono per un indice stabile a -19,6, mentre il sottoindice relativo alle condizioni attuali dovrebbe scendere a 18 da 21,1 di luglio.
A Piazza Affari il Ftse Mib sale dello 0,51% a quota 14.606 punti, il cambio euro/dollaro è a 1,237 da 1,2332 e lo spread tra Btp e Bund, in attesa dell'asta odierna della Grecia (il Tesoro offre titoli di Stato a 13 settimane) è pressoché stabile a quota 452 punti con un rendimento del 5,95%. Ieri sera Lch Clearnet ha alzato nuovamente i margini richiesti per il trading di titoli di Stato spagnoli e italiani, con effetto avrà effetto su oggi e si rifletterà sui margini di domani.
Nel dettaglio, il costo per trattare titoli italiani con scadenze tra 4,75 e sette anni è aumentato al 9,3% dall'8,7%, mentre per le scadenze da 3,25 e 4,75 anni al 7,25% dal 6,75%. Più pesanti i margini applicati sui bond spagnoli. Per quelli con scadenze fra i 10 e i 15 anni i margini passano al 18,35% dal precedente 16%. Sulle scadenze più brevi, ovvero tra i 2 e i 3,25 anni, i margini sono stati portati al 6,4% dal 5%, mentre per quelle tra 1,25 e 2 anni sono stati portati al 4,4% da 3,5% e per quelli tra 0,75 e 1,25 anni al 3,3% da 2,75%.
Sul listino milanese a parte A2A (-0,73% a 0,38euro), Buzzi Unicem (-0,18% a 8,11 euro), Finmeccanica (-0,25% a 3,2 euro) ed Enel Green Power (-0,08% a 1,26 euro), le altre blue chip salgono tutte, con Mediaset, Unicredit e la Popolare Emilia Romagna che guadagnano oltre un punto percentuale.
Le pressioni di banche e assicurazioni per vedersi rivalutare la loro quota in Bankitalia si stanno facendo più serrate. La richiesta a quanto pare è già stata avanzata diverse volte anche dalle Fondazioni e dall'Abi. Fino ad oggi la rivalutazione o la vendita di tali quote non è stata possibile, anche alla luce del decreto varato nel 2005 dal governo e mai attuato.
L'eventuale rivalutazione sarebbe una notizia positiva in quanto permetterebbe alle banche italiane di rafforzare ulteriormente il proprio capitale. Si ricorda che tra i principali azionisti di via Nazionale ci sono Intesa Sanpaolo (+0,64% a 1,10 euro) eUnicredit rispettivamente con il 33% e il 22,5%.
Inoltre nel secondo trimestre l'economia tedesca è cresciuta dello 0,3% trimetre su trimestre, meglio delle previsioni degli economisti (+0,2%) grazie alla crescita delle esportazioni e dei consumi, che hanno compensato la frenata degli investimenti. Il pil della Germania risulta però in calo rispetto al primo trimestre quando si era attestato a +0,5%.
A livello tendenziale il pil è salito dello 0,5%. "Nel complesso, gli ultimi dati del pil tedesco sono notevoli, per non dire impressionanti", commenta Andreas Rees, Chief German Economist di UniCredit Research. "Ancora una volta, l'economia tedesca è riuscita a far di gran lunga meglio rispetto a quella degli altri Paesi della zona euro. Finora, solo l'Estonia ha mostrato una migliore performance con un aumento dello 0,4% su base trimestrale".
Il pil della Francia in effetti è rimasto fermo a zero. Si tratta del terzo trimestre consecutivo in cui la crescita è stabile. Gli analisti avevano previsto una contrazione dello 0,1%. Guardando le enormi divergenze tra i vari pil dei Paesi della zona euro, si è inevitabilmente tentati di chiedersi se l'economia tedesca possa continuare a viaggiare disaccoppiata dal resto dell'Ue nel secondo semestre.
Si tenga presente che circa il 40% di tutte le esportazioni tedesche sono spedite verso i Paesi della zona euro. Lo scenario di base di Unicredit prevede ancora un disaccoppiamento nella seconda metà di quest'anno con una crescita leggermente positiva nel terzo trimestre (+0,2% su base trimestrale). Alle 11.00 verrà pubblicato il pil di tutta la zona euro: le stime sono di una contrazione dello 0,2% congiunturale e dello 0,4% tendenziale da rispettivamente zero e -0,1% del primo trimestre.
Da Eurostat arrivano anche le cifre relative alla produzione industriale di giugno. Sempre alle 11.00 è atteso l'indice Zew sulla aspettative economiche tra gli investitori tedeschi. Dopo il calo del mese scorso, le attese sono per un indice stabile a -19,6, mentre il sottoindice relativo alle condizioni attuali dovrebbe scendere a 18 da 21,1 di luglio.
A Piazza Affari il Ftse Mib sale dello 0,51% a quota 14.606 punti, il cambio euro/dollaro è a 1,237 da 1,2332 e lo spread tra Btp e Bund, in attesa dell'asta odierna della Grecia (il Tesoro offre titoli di Stato a 13 settimane) è pressoché stabile a quota 452 punti con un rendimento del 5,95%. Ieri sera Lch Clearnet ha alzato nuovamente i margini richiesti per il trading di titoli di Stato spagnoli e italiani, con effetto avrà effetto su oggi e si rifletterà sui margini di domani.
Nel dettaglio, il costo per trattare titoli italiani con scadenze tra 4,75 e sette anni è aumentato al 9,3% dall'8,7%, mentre per le scadenze da 3,25 e 4,75 anni al 7,25% dal 6,75%. Più pesanti i margini applicati sui bond spagnoli. Per quelli con scadenze fra i 10 e i 15 anni i margini passano al 18,35% dal precedente 16%. Sulle scadenze più brevi, ovvero tra i 2 e i 3,25 anni, i margini sono stati portati al 6,4% dal 5%, mentre per quelle tra 1,25 e 2 anni sono stati portati al 4,4% da 3,5% e per quelli tra 0,75 e 1,25 anni al 3,3% da 2,75%.
Sul listino milanese a parte A2A (-0,73% a 0,38euro), Buzzi Unicem (-0,18% a 8,11 euro), Finmeccanica (-0,25% a 3,2 euro) ed Enel Green Power (-0,08% a 1,26 euro), le altre blue chip salgono tutte, con Mediaset, Unicredit e la Popolare Emilia Romagna che guadagnano oltre un punto percentuale.
Le pressioni di banche e assicurazioni per vedersi rivalutare la loro quota in Bankitalia si stanno facendo più serrate. La richiesta a quanto pare è già stata avanzata diverse volte anche dalle Fondazioni e dall'Abi. Fino ad oggi la rivalutazione o la vendita di tali quote non è stata possibile, anche alla luce del decreto varato nel 2005 dal governo e mai attuato.
L'eventuale rivalutazione sarebbe una notizia positiva in quanto permetterebbe alle banche italiane di rafforzare ulteriormente il proprio capitale. Si ricorda che tra i principali azionisti di via Nazionale ci sono Intesa Sanpaolo (+0,64% a 1,10 euro) eUnicredit rispettivamente con il 33% e il 22,5%.
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